Il Trento D.O.C. è una delle varietà nostrane più amate di sempre, sia per quanto concerne il mercato interno che, ovviamente, per le esportazioni. Stiamo parlando di un vino e di una regione, come molti ben sapranno, dalle infinite qualità e pregi: basti pensare che nel 2020 la regione è stata insignita del titolo di Regione Vinicola dell’Anno.
La storia del Trento D.O.C., tuttavia, è molto antica: si radica nell’Impero Romano, anche se è stato poi durante il dominio austriaco nel XIX secolo che la vinificazione ha guadagnato un grande prestigio, grazie anche agli sforzi dell’enologo Giulio Ferrari. La sua intuizione ha portato all’uso di varietà come lo Chardonnay, il Pinot Nero e il Pinot Meunier, dando inizio a una tradizione di vini spumanti di alta qualità. L’associazione Trentodoc, comprendente 67 produttori affiliati all’Istituto Trento D.O.C., ha contribuito a far emergere il Trento come leader nello spumante metodo classico.

Ma con quale tecnica, con quale stile, nasce e cresce il Trento D.O.C.? Ci rispondono gli stessi produttori locali, svelandoci i loro segreti vinicoli: “Il metodo classico utilizzato per la produzione prevede una seconda fermentazione in bottiglia, generando bollicine fini e sapori ricchi. Trento D.O.C. viene prodotto in 6 zone, ciascuna contribuente a diverse sfumature. Il processo meticoloso richiede da 15 a 36 mesi di affinamento sui lieviti, conferendo profondità e complessità”. I già citati Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier, donano eleganza, struttura e aromi unici ai vini, mentre il territorio ripido ha portato a pratiche di coltivazione creative come il sistema a pergola. La raccolta manuale persiste, nonostante l’avanzare tecnologico.